PITTURA RUSSA DEL XX SECOLO
 
COLLEZIONE DI PITTURA DEL XX SECOLO NELL’URSS: REALISMO SOCIALISTA E  NEO IMPRESSIONISMO

Una grande e interessante mostra di Arte Russa organizzata a Parigi dal Musée d’Orsay dal settembre 2005 al gennaio 2006, era opportunamente intitolata “L’Arte Russa nella seconda metà del XIX secolo: in cerca d’identità”. Nella presentazione e nell’introduzione al catalogo viene più volte messa in evidenza la particolarità dell’evento, incentrato sulla ”ricerca di identità” degli artisti russi a partire dalla seconda metà dell’ 800. Ricerca che porta il mondo della cultura e dell’arte a percorrere nuove strade interpretative del mondo e della società che conducono ad un radicale rinnovamento della visione pittorica, in particolare del paesaggio, all’adozione di temi propri del patrimonio popolare, alla valorizzazione di una visione “realistica” della rappresentazione sia nelle forme espressive classiche della pittura e della scultura, sia nella emergente modalità espressiva della fotografia. Tale rivoluzione nella percezione e rappresentazione del mondo, si sostiene, abbiano sicuramente “favorito le ricerche degli artisti delle avanguardie dell’inizio del XX secolo”.

Fin lì, dunque, e non oltre secondo i curatori della Mostra. Ma a dispetto delle limitazioni e compartimentazioni storiche, le idee camminano e camminano con gli uomini che le sostengono e le rappresentano, con gli artisti che se ne ispirano e che in adesione ai mutamenti dei tempi le trasformano in opere. Così la ricerca di una identità ha continuato a pervadere ed ispirare la società russa, anche attraverso e soprattutto dopo il sussulto rivoluzionario, affinando ancor più e rafforzando quegli elementi naturalisti e realisti che, favoriti da una accresciuta coerenza ideologica con il nuovo ordinamento della società, divenuta intanto sovietica, hanno impegnato le ricerche, lo spirito, le capacità tecniche ed espressive degli artisti russi nei primi tre quarti del ‘900. Tutto ciò non senza drammi e tentennamenti: nell’utopistico tentativo di costruire l’“uomo nuovo”, in un contesto violento di rivolgimento di classi al potere, dell’affermarsi di una tirannia politica oppressiva quanto quella zarista, gli artisti russi del “dopo avanguardia” hanno dovuto coltivare doti di adattamento o di resistenza, spesso patteggiando con il potere politico la loro libertà d’espressione e la loro libera ricerca. Ma il filone ispiratore introdotto dai loro predecessori si è rafforzato e gli artisti russi si sono dedicati con sempre maggior energia a coltivare con maestria temi e soggetti popolari, conferendo nuova forza interpretativa all’evoluzione del paesaggio umano e ambientale, dando vita in modo mirabile alle visioni rappresentative dello sviluppo economico e industriale che veniva intanto caratterizzando il mondo, non soltanto in Russia, per tutto il corso del secolo scorso.

Per richiamare quel legame e quella continuità è utile ancora riportare qui un brano citato nella interessante presentazione nel catalogo della Mostra del Museo d’Orsay dalla studiosa Galina S. Tchourak, la quale,percorrendo i cambiamenti di visione del paesaggio russo nella pittura e nella letteratura riporta un giudizio del critico letterario e giornalista Vissarion G. Belinsky che a commento dell’opera di Puskin, già negli anni 1840, sosteneva che grazie al poeta, e per la prima volta, “la bellezza della natura si rivelava non più nei sontuosi paesaggi d’Italia, ma nel modesto decoro del Paese natale”. Ecco quindi questa eccezionale messe di prodotti artistici dell’Unione Sovietica appartenenti a due filoni: il primo più propriamente ispirato alle direttive politiche dettate dal governo bolscevico nel settore dell’arte, definito come “realismo socialista” – definizione per le stesse ragioni spesso connotata in occidente dalla critica e dalla politica in senso dispregiativo – la seconda, in termini più omogenei alle categorie artistiche del novecento, come “impressionismo sovietico”, due correnti del resto che si intersecano e che sostanziano la quasi totalità della produzione artistica realizzata in Russia, nonché negli Stati che hanno fatto parte dell’Unione, per oltre sessanta anni.

Nella collezione che viene qui presentata – il cui corpo più rilevante può essere collocato nel quarantennio che va dalla fine degli anni ’40 alla seconda metà degli anni ’80, e cioè al periodo della Perestroika - si fondono in un insieme coerente le opere sia di artisti noti e ormai consacrati dalla critica – alcuni di maggior fama e con maggiore fortuna entrati a far parte di Musei e collezioni private, non soltanto in Russia-, sia di artisti maturati alla stessa scuola, ma conosciuti in un ambito più “provinciale” e comunque di minor successo, compresi e confusi nella massa di aderenti all’ Unione degli Artisti dell’URSS, sia, infine, opere di qualche artista rimasto “anonimo”, spesso per insufficienza di documentazione o per difetto di ricerca, ma non per questo meno valide e meno rappresentative di questa corrente ricca di emozioni e di rimembranze storiche.